In questi giorni, alcune sigle sindacali hanno deciso di proclamare scioperi legati alla questione palestinese.
UGLM Nazionale non aderisce a questa iniziativa. Una scelta che vogliamo spiegare con chiarezza e responsabilità.
Non contestiamo il diritto di manifestare, che resta un caposaldo democratico. Ma riteniamo profondamente sbagliati i tempi, i modi e l’assenza di un confronto preventivo con le altre organizzazioni sindacali. In un momento così drammatico, in cui migliaia di civili innocenti continuano a morire in un conflitto spietato, non servono gesti simbolici o azioni isolate. Servono lucidità, coerenza e un fronte comune. La pace non si costruisce sventolando bandiere o lanciando slogan contro le forze dell’ordine. La pace si costruisce con il dialogo, la responsabilità e l’unità. Agire da soli, senza condivisione, significa dividere il fronte del lavoro proprio quando dovrebbe parlare con una voce sola.
Come UGLM Nazionale abbiamo sempre denunciato ogni forma di terrorismo, ovunque si manifesti. Difendiamo i più deboli e il diritto alla dignità umana, con serietà e coerenza.
Crediamo che la pace si debba costruire ogni giorno anche attraverso il lavoro, i diritti e il sindacalismo, che per noi significa giustizia, eguaglianza e senso delle istituzioni. Anche sul tema della produzione militare siamo stati chiari: in un Paese strategico come l’Italia, la difesa della popolazione civile e la costruzione di un equilibrio di pace richiedono anche strutture militari adeguate. Lasciamo la propaganda a chi si nasconde dietro il buonismo e l’ipocrisia. Noi stiamo dalla parte della responsabilità. Per questo riteniamo un errore grave non cercare un fronte sindacale comune. Frammentarsi su un tema tanto delicato significa indebolire ogni possibilità di incidere davvero nel dibattito pubblico e nelle scelte politiche. UGLM Nazionale non aderisce a questo sciopero, perché non vogliamo prestare il fianco a iniziative che rischiano di essere più divisive che utili.
Il mondo del lavoro ha una responsabilità storica: unire, non dividere.
È tempo di mettere da parte le ideologie.
È tempo che diplomazia, politica e solidarietà internazionale tornino centrali.
Non servono primati o vetrine. Servono serietà, unità e scelte condivise.



